«Non abbiate paura»: 48 anni fa l'elezione di Giovanni Paolo II
Dalla Loggia, il 16 ottobre 1978, al decimo piano del Gemelli. Stasera i polacchi pregano in Piazza San Pietro per Leone XIV

Era il 16 ottobre 1978, poco dopo le 17.15, quando il Collegio dei Cardinali elesse l'arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyła. Sono passati quarantotto anni.
I fatti. Dalla Loggia delle Benedizioni il nuovo Papa si presentò così: «Lo hanno chiamato da un paese lontano... lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Ho avuto paura nel ricevere questa nomina, ma l'ho fatto nello spirito dell'ubbidienza verso Nostro Signore Gesù Cristo e nella fiducia totale verso la sua Madre». E poi, con un sorriso entrato nella memoria di Roma: «Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corrigerete» (testo ufficiale).
Sei giorni dopo, il 22 ottobre, all'inizio del ministero petrino, in Piazza San Pietro: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!». E ancora: «Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo lui lo sa!» (omelia).
Fu un pontificato di quasi ventisette anni, concluso il 2 aprile 2005. Benedetto XVI lo ha beatificato il 1° maggio 2011; Papa Francesco lo ha proclamato santo il 27 aprile 2014.
Il Gemelli, il decimo piano. Il legame tra i Papi e il Policlinico Gemelli nasce il 13 maggio 1981, quando Giovanni Paolo II vi fu operato d'urgenza dopo l'attentato in Piazza San Pietro. Vi tornò più volte negli anni, l'ultima tra febbraio e marzo 2005. Fu lui a chiamare l'appartamento del decimo piano «Vaticano Terzo», dopo il Palazzo Apostolico e Castel Gandolfo. È lo stesso piano dove oggi si trova Leone XIV, in convalescenza dopo l'intervento.
Stasera in Piazza. Alle 19, secondo quanto riferito da L'Osservatore Romano, i fedeli polacchi si raccolgono in Piazza San Pietro per la veglia nell'anniversario dell'elezione di San Giovanni Paolo II, recitando il Rosario per la salute di Papa Leone XIV.
Una riflessione. Quarantotto anni dopo, le parole di quella sera e di quella domenica d'ottobre tornano con un peso particolare. Un Papa che aveva conosciuto la sofferenza nel corpo e l'aveva vissuta davanti al mondo; un altro che oggi guarda Roma dalla stessa finestra. La preghiera dei suoi connazionali, nella piazza dove tutto cominciò, unisce le due memorie: il ricordo di chi chiese di non avere paura e l'affidamento di chi, oggi, attende di tornare.

