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Il Papa· Reportage originale

Il Papa e il viaggio in America Latina: cosa sappiamo e quali sono i rischi

Bruni: Leone XIV vuole partire il 6 novembre per Uruguay, Argentina e Perù. Ma dopo l'intervento al polmone la decisione spetta ai medici

15 ottobre 2026 alle ore 09:53
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Leone XIV e le bandiere di Perù, Argentina e Uruguay / Leo XIV and the flags of Peru, Argentina and Uruguay
Leone XIV e le bandiere di Perù, Argentina e Uruguay / Leo XIV and the flags of Peru, Argentina and Uruguay

Leone XIV vuole compiere il viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù dal 6 al 17 novembre. Lo ha riferito ieri, 14 ottobre, ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, il giorno dopo l'intervento al Policlinico Gemelli per un adenocarcinoma polmonare. Bruni ha presentato il bollettino medico, che parla di decorso regolare, e ha detto che «il Papa sta bene, l'umore è buono». Per ora il viaggio non è stato né rinviato né ridimensionato.

Il viaggio più lungo del pontificato. Il viaggio è stato annunciato il 5 agosto: dodici giorni e dieci città. Come ha scritto Vatican News, supera il record del viaggio in Africa di aprile. Sarebbe il settimo viaggio internazionale di Leone XIV, dopo Turchia e Libano nel novembre 2025 e, nel 2026, Principato di Monaco, Africa, Spagna e Francia. Il programma ufficiale, pubblicato dalla Sala Stampa il 21 settembre, prevede la partenza da Fiumicino alle 7 del 6 novembre e l'arrivo a Montevideo alle 16:30 ora locale. Il primo giorno sono in agenda la cerimonia di benvenuto in Plaza Independencia e l'incontro con le autorità e il corpo diplomatico.

Le tappe. In Uruguay, dal 6 all'8 novembre, il Papa andrà a Montevideo, Paysandú e Florida: un Paese che un Pontefice non visita da circa quarant'anni, dai tempi di Giovanni Paolo II. In Argentina, la terra di Papa Francesco, dall'8 all'11 novembre, le tappe sono Buenos Aires, Córdoba e Luján. Il Perù, dall'11 al 17 novembre, è il cuore del viaggio. Prevost vi ha vissuto per oltre vent'anni da missionario, parroco, formatore e vescovo, e lì lo chiamano «el Papa peruano». Le tappe sono Lima, Chiclayo, la diocesi che ha guidato dal 2015 al 2023, Cusco e Pucallpa, nell'Amazzonia peruviana, dove è previsto un incontro con i popoli indigeni. Il rientro a Fiumicino è previsto alle 10:25 del 17 novembre.

Le indiscrezioni. Già dopo l'Angelus dell'11 ottobre, secondo La Verità, il Papa «starebbe cercando di fare il possibile» per confermare il viaggio. Il quotidiano parla di un viaggio «particolarmente impegnativo», con «una ventina di spostamenti in aereo e in elicottero», a cui il Papa tiene molto, soprattutto per il ritorno a Chiclayo, dove per i fedeli resta «padre Roberto». Secondo La Verità, la rapidità dell'intervento e del decorso ha anche questo significato: il Papa non intende rinunciare al viaggio. Lo stesso giornale considera più in dubbio la sua presenza ad Assisi il 27 ottobre all'incontro con i leader delle altre religioni. Sono indiscrezioni: il Vaticano non ha comunicato modifiche né al viaggio né all'appuntamento di Assisi.

I tempi medici. Tra l'intervento del 13 ottobre e la partenza passano 24 giorni. Le indicazioni sui voli dopo un intervento al torace non coincidono. L'Aerospace Medical Association consiglia di aspettare 2-3 settimane dopo un intervento toracico senza complicanze; la IATA, l'associazione internazionale delle compagnie aeree, indica 11 giorni. La British Thoracic Society consiglia una settimana dopo la rimozione dell'ultimo drenaggio toracico, il servizio sanitario britannico (NHS) fino a 6 settimane. Uno studio pubblicato su queste indicazioni osserva che si basano soprattutto sul parere degli esperti più che su prove solide, e che nella pratica i medici si regolano in modi diversi. Per tutti, però, un pneumotorace, cioè aria tra polmone e parete del torace, esclude il volo finché non si è risolto.

I rischi per un paziente come il Papa. Leone XIV ha 71 anni e ha appena subito l'asportazione di un lobo del polmone. Interpellato da Adnkronos Salute, lo pneumologo Claudio Micheletto ha detto che «se non ci sono complicanze e se tutto va bene, sarebbe anche nella tempistica», ma che venti giorni gli sembrano «un po' pochi»: «Qui si tratta di affrontare un viaggio di tante ore, e poi di fare anche lì degli spostamenti interni. Mi sembra un po' impegnativo». Le linee guida per chi vola dopo un intervento indicano altri tre punti di attenzione. Il primo è la trombosi: un intervento recente e un tumore aumentano il rischio nei voli lunghi, e per i pazienti ad alto rischio sono previste calze elastiche e farmaci anticoagulanti. Il secondo è l'ossigeno: con una parte del polmone in meno, in quota l'ossigeno nel sangue può scendere, per questo prima del volo si può fare un test di idoneità e prevedere l'ossigeno a bordo. Il terzo è l'altitudine: il programma prevede una tappa a Cusco, a circa 3.400 metri sul livello del mare.

Cosa aspettarsi. La decisione dipenderà dai controlli dei prossimi giorni e soprattutto dall'esame istologico definitivo, che dirà lo stadio della malattia e se servono altre terapie. Fonti vaticane citate dal Corriere della Sera riferiscono che per ora i medici non parlano di chemioterapia. Bruni ha confermato una degenza di circa una settimana dal ricovero; le udienze sono cancellate fino a martedì 20 ottobre. Una conferma definitiva del viaggio, o eventuali modifiche al programma, dovranno arrivare dalla Sala Stampa.

Fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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